Colpita da arresto cardiaco, ha ricevuto la scarica elettrica che le ha fatto ripartire il cuore

Una donna di 84 anni è stata salvata da un vicino di casa che sentendola cadere a terra e comprendendo che le si era fermato il cuore, ha preso il defibrillatore e con una scarica le ha fatto ripartire il battito.
Tutto il resto è la cronaca di uno dei sempre più frequenti salvataggi che anche nella nostra provincia si registrano grazie alla presenza sempre più diffusa di defibrillatori e di cittadini che hanno la prontezza di utilizzarli.
L'episodio è avvenuto ieri sera all'ora di cena in un condominio di Pieve Santo Stefano.

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Il project manager di cittacardioprotetta, Michele Bertelli, in un'intervista spiega gli obiettivi della onlus.

 

Il defibrillatore doveva essere usato in campo quando il calciatore del Livorno Piermario Morosini fu colto da improvviso malore nello stadio Adriatico-Cornacchia di Pescara. A dirlo la perizia dei tre consulenti nominati dal gip del tribunale di Pescara, Maria Michela Di Fine, per fare luce sulla morte di Morosini, avvenuta il 14 aprile scorso a seguito di un malore avuto durante l'incontro Pescara-Livorno. Per la morte in campo di Morosini sono indagati, per omicidio colposo, quattro medici: il medico sociale del Livorno Manlio Porcellini, quello del Pescara Ernesto Sabatini, il medico del 118 in servizio quel giorno allo stadio, Vito Molfes,e e quello dell'ospedale di Pescara Leonardo Paloscia, cardiologo responsabile dell'unità di Emodinamica. L'inchiesta è coordinata dal pm Valentina D'Agostino. Nel mirino dell'accusa c'è appunto il mancato uso del defibrillatore presente a borso campo.

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Pescara - Sarebbe stata una cardiomiopatia aritmogena a uccidere Piermario Morosini allo Stadio Adriatico il 14 aprile 2012 durante Pescara-Livorno. Ma se qualcuno dei medici accorsi intorno allo sfortunato calciatore bergamasco avessero usato il defibrillatore, Morosini avrebbe avuto più chance di salvarsi.

Queste le conclusioni cui sono arrivati i periti nominati dal giudice Maria Michela Di Fine, le cui tesi saranno dibattute durante l’incidente probatorio che si terrà a Pescara il prossimo 19 aprile: per i periti, il comportamento dei medici ha «avuto rilevanza causale nel determinismo dell’exitus dell’atleta». I consulenti del giudice, Vittorio Fineschi, Franco Della Corte e Riccardo Coppato, danno comunque responsabilità diverse ai quattro medici indagati per omicidio colposo.

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Pescara - Sarebbe stata una cardiomiopatia aritmogena a uccidere Piermario Morosini allo Stadio Adriatico il 14 aprile 2012 durante Pescara-Livorno. Ma se qualcuno dei medici accorsi intorno allo sfortunato calciatore bergamasco avessero usato il defibrillatore, Morosini avrebbe avuto più chance di salvarsi.

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